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Parco
di Veio |
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Nel VI secolo a. C. la civiltà etrusca
segna l’apice del suo splendore; il nome del parco deriva dalla
città di Veio, la piu meridionale dell’Etruria.
Già dai secoli precedenti il territorio dipendente dalla città
etrusca fu occupato da una rete di sistemi stradali e insediamenti
agricoli, per i quali fu realizzato un regime di sfruttamento
e smaltimento delle acque sorgive e meteoriche, e si costruì
un sistema di cunicoli di drenaggio e captazione, via via sempre
piu complesso. Il sistema degli insediamenti sopravvisse senza
evidenti cesure alla conquista romana ed alla conseguente totale
distruzione della città di Veio ad opera di Furio Camillo nel
396 a. C.
Numerose anche le tombe riferibili ad età arcaica, anche se
per la quasi totalità scavate da clandestini e quindi prive
della conferma cronologica del corredo. Peraltro la città è
stata sottoposta, almeno negli ultimi due secoli, a scavi di
spoglio (basti ricordare le colonne del portico di palazzo Wedekind
a Roma, provenienti appunto dagli scavi del 1812 della città
di Veio). La suggestione della leggenda e la semplificazione
dei sussidiari scolastici non ci deve far dimenticare che, come
spesso accade nella storia, il passaggio dalla civiltà etrusca
a quella romana fu in realtà un processo di lenta osmosi ed
assimilazione. Veio anche dopo la distruzione rimase un centro
importante.
Oltre a quanto ancora visibile nella zona del tempio (dove fu
rinvenuta la statua dell’Apollo di Veio), sotto una sottile
coltre di terreno vegetale, in campi normalmente coltivati rimangono
i resti, per centinaia di ettari, della città vera e propria.
Resti scavati solo per alcune parti, i cui saggi di scavo sono
stati ricoperti, soprattutto per l’impossibilità della gestione
di un’area archeologica così vasta.
Il parco di Veio è relativamente recente, è stato istituito
alla fine del 1997 dalla Regione Lazio; si estende per 15.000
ettari e comprende una parte di Roma e altri comuni a nord della
capitale, tutti nella provincia di Roma.
La geometrica nettezza corografica: il parco è un cuneo tra
le consolari Cassia e Flaminia, non rispecchia una stretta coerenza
ecologica nei confini, che tra l’altro hanno al proprio interno
diverse “isole” di non parco, scarsamente motivabili sotto il
profilo ambientale. Veio è il quarto parco del Lazio per estensione,
dopo i parchi montani ed appenninici; nove comuni, tra cui Roma
da una parte e altri comuni a nord, di cui alcuni molto piccoli,
rappresentano fattori fortemente diversificati per i valori
urbani e territoriali; gli oltre 120.000 abitanti che gravitano
direttamente sulle aree (soprattutto romane) limitrofe al parco,
hanno prodotto dei significativi processi di antropizzazione
e di insediamenti edilizi non sempre collimanti con le finalità
della tutela ambientale.
Il territorio del parco, soprattutto nella zona a nord oltre
Roma, è comunque ancora in buona parte integro da interventi
urbanistici di rilievo, come accennato conserva un numero assai
elevato di presenze archeologiche importanti, di età etrusca
e romana, oltre ad una serie di complessi e monumenti di età
medievale.
Nel parco di Veio esistono inoltre circa 1.200 ettari di territorio
a uso civico, tutti boschi o pascoli; questo antico retaggio
medievale ha perpetuato la proprietà pubblica di alcune aree,
molto belle ed importantissime dal punto di vista ecologico.
Sebbene questi territori siano governati dalle Università Agrarie
di vari comuni, rappresentano comunque per il parco un presidio
importante per l’integrità del territorio e per il mantenimento
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